Perché si dice “Passare sotto le Forche Caudine?
Cosa significa e da cosa deriva questa espressione?
Il significato lo conosciamo un po’ tutti: “subire una grave umiliazione o subire una prova che a dir poco ci farà arrossire”.
Ma il riferimento da dove proviene?
Il Sannio e le Forche Caudine, una storia che parte da molto lontano
Correva l’anno 321 a.C.
L’esercito di Roma, durante la Seconda Guerra Sannitica, fu pesantemente sconfitto in una zona nota come Gola di Caudio. La zona ufficialmente non è stata mai ben identificata, ma stando alla narrazione dello storico latino Tito Livio, doveva essere formata da «due gole profonde, strette, ricoperte di boschi, congiunte l’una all’altra da monti che non offrono passaggi, nel mezzo si apre la strada»; considerando che Caudium, la capitale dell’esercito sannita era vicino Benevento (identificata da alcuni con l’attuale Montesarchio) si ipotizza che la battaglia sia avvenuta appunto nella Valle Caudina, più o meno tra Benevento e Avellino presso la località chiamata Forchia. Il nome evoca proprio le famose Forche, lance legate tra loro a mo’ di punte. Un cartello turistico sull’attuale via Appia ricorda l’episodio ai passanti
Cos’era accaduto?
I Sanniti tesero un agguato ai Romani mettendo in atto uno stratagemma: alcuni di loro si travestirono da pastori e attesero che i soldati romani li catturassero per costringerli a parlare, come facevano di solito con la popolazione locale quando necessitavano di informazioni. I Romani seppero dai finti pastori che i Sanniti stavano per assediare Luceria (l’attuale Lucera ) in Puglia. Una seconda domanda seguì in maniera incalzante alla prima: quale fosse il percorso per raggiungere i nemici.
I furbi sanniti per non svelare l’inganno finsero di dare due alternative: una strada più agevole, ma più lunga o una più angusta, ma di certo più breve.
I Romani non ci pensarono su a lungo: scelsero questa seconda possibilità con l’obiettivo di sorprendere i nemici.
La Valle loro indicata era non molto distante, era molto ampia al centro, con un ingresso ed uscita molto stretti e delimitata da monti molto alti. I Sanniti che conoscevano benissimo il loro territorio sapevano benissimo che l’unico modo per percorrerla era da nord a sud e viceversa .
I Romani “abboccarono” e per correre in aiuto al più presto della città pugliese loro alleata, passarono la gola e s’incamminarono verso l’interno .
Tale scelta segnò inesorabilmente la loro disfatta
L’esercito venne asserragliato senza alcuna via di fuga, tanto che i Romani dovettero arrendersi. L’uscita della valle era sbarrata da alberi e massi che in precedenza i Sanniti avevano sapientemente sistemato, cosi provarono invano a ritornare all’ingresso.
Ma in quella direzione trovarono ad attenderli i finti pastori che armati fino ai denti svelarono la loro vera natura. I Poveri Romani non ebbero scampo e non poterono far altro che dichiarare la resa.
Si racconta che ventimila soldati furono annientati senza nemmeno provare a combattere.
A questo punto i Sanniti decisero di non uccidere quel che rimaneva delle legioni romane, ma di umiliarle; perché ben conoscendoli sapevano che la vergogna – per i soldati romani – fosse di gran lunga più mortificante della morte in battaglia.
Da qui l’idea di far passare tutto l’esercito disarmato e denudato sotto le “forche” (una sorta di giogo formato da due aste verticali e una orizzontale, da cui per passare sotto bisognava chinarsi a mo’ di inchino forzato) come atto di prostrazione ai vincitori.
Sempre Livio racconta di come, mentre l’esercito passava, i Sanniti schernivano i Romani, anche pungolandoli con aste e spade.
«E venne l’ora fatale dell’ignominia; prima i consoli, quasi nudi, furono fatti passare sotto il giogo; poi gli altri in ordine e grado furono sottoposti alla stessa onta; infine ad una ad una tutte le legioni. I nemici li circondavano, armati; li ricoprivano di insulti e di scherni e anche drizzavano contro molti le spade; alquanti vennero feriti e uccisi».
Una versione più bonaria giustifica questo rito come rito di purificazione per evitare la cosiddetta “Contaminatio” cioè un influsso negativo che poteva venire da un popolo ostile.
Di certo i Sanniti, i più acerrimi nemici di Roma avevano insegnato ai vinti cosa volesse dire subire una disfatta vergognosa e lo ricordavano a sé stessi e ai posteri, ma anche i Romani avevano ricevuto un insegnamento prezioso da quella disfatta: rialzarsi e reagire di fronte alla sconfitta.
Infatti alcuni anni dopo, alla conclusione di altre dure battaglie i Sanniti che avevano resistito per cinquanta anni furono sconfitti e le loro terre furono romanizzate.
La vendetta fu compiuta e Roma tornò ad essere la potenza invincibile che era sempre stata.
Articolo a cura della guida turistica autorizzata Regione Campania Antonella Mazza.
Il Sannio e le Forche Caudine, una storia che parte da molto lontano
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