- On 11/03/2021
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La Ferrari e il cavallino rampante di Carditello
La scuderia Ferrari, in vista del Mondiale F1 2021, che partirà dal Bahrain il 28 marzo, ha presentato la nuova monoposto SF21.
Ma vi siete mai chiesti da dove nasca questo cavallino rampante di colore nero divenuto tanto famoso nel mondo e che contraddistingue la scuderia Ferrari? Bisogna fare un viaggio nel tempo di oltre 2 secoli, quando a San Tammaro, nei pressi di Caserta, il re Ferdinando IV di Borbone fece realizzare il real sito di Carditello con lo scopo di allevare i Cavalli della Real Razza di Persano.
L’area era stata già precedentemente scelta da suo padre, re Carlo di Borbone, per l’allevamento e la selezione di cavalli di razza reale e per la produzione agricola e casearia.
Il progetto dell’architetto romano Francesco Collecini, allievo di Luigi Vanvitelli, prevedeva la realizzazione di una palazzina centrale con un loggiato, un belvedere, altri edifici di servizio, e di un ampio galoppatoio ellittico utilizzato anche per eventi.
Questo risultò poi essere il più grande ippodromo al mondo inserito all’interno di una residenza reale.
Il Galoppatoio era delimitato da due fontane con obelischi e da un tempietto circolare nel mezzo che serviva per ospitare i sovrani durante le corse dei cavalli Persano.
Questi animali appartenenti ad una razza pregiata, erano nati da un incrocio tra stalloni turchi e fattrici locali per volontà di Carlo di Borbone ed erano allevati a Persano in provincia di Salerno, dove sorgeva la Real casina di caccia borbonica, ma fu Carditello il luogo scelto per l’addestramento di questo elegante animale da corsa.
Qui infatti il re Ferdinando ordinò la costruzione di scuderie e del galoppatoio per i suoi cavalli che erano simbolo di distinzione sociale.
Purtroppo nel 1874 le scuderie Persano vennero chiuse e la mandria fu dispersa e venduta dai re Savoia, poiché la nobile razza era strettamente legata alla dinastia dei Borbone.
Nel 1900 il Ministero della Difesa volle cambiare rotta e ricostituire la razza equina con il nome di “Razza governativa di Persano” con fattrici di provata attitudine al servizio da sella e scelte tra i diversi reggimenti di cavalleria.
Processo di rivalorizzazione
Negli anni il complesso monumentale è passato attraverso vicende alterne e, a partire dal 2004, con l’auspicato ‘vincolo’- dapprima limitato al solo edificio monumentale, ampliato poi all’area paesaggistica circostante – è iniziato il rapido processo di rivalorizzazione, sia grazie alla passione dei movimenti civici, che all’impegno del Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, che lo ha acquistato nel 2013.
Grazie a questa operazione anche i Cavalli di Persano sono tornati a Carditello, dove oggi è possibile ammirarli in tutta la loro fierezza mentre corrono in libertà nell’enorme tenuta circostante.
La Ferrari e il cavallino rampante di Carditello
Il cavallo Persano col tempo è divenuto uno dei simboli più conosciuti in tutto il mondo, grazie ad Enzo Ferrari il quale lo volle come marchio della sua scuderia automobilistica.
Il piccolo cavallo nero fu scelto in memoria di Francesco Baracca, eroe dell’aviazione italiana, morto durante la prima guerra mondiale, il quale aveva l’immagine del cavallino sulla fusoliera del suo aereo.
La contessa Paolina Baracca madre dell’aviatore suggerì ad Enzo Ferrari di utilizzare sulle proprie autovetture il “cavallino rampante” scelto dal figlio. Ecco che nacque uno degli stemmi più famosi al mondo, sinonimo di velocità ed eleganza.
Articolo a cura della guida turistica autorizzata regione Campania Roberta Paparo

