Al centro della Divina Costa di Amalfi sorge Cetara, autentico borgo di pescatori che ha preservato, nei secoli, il forte legame con le antiche tradizioni marinare.
Alla scoperta dell’affascinante borgo marinaro di Cetara e dei suoi sapori
Come scoprire Cetara? Passeggiando tra gli stretti vicoli in pietra tra un’abitazione e l’altra affacciate sul mare cristallino per poi raccogliersi intorno alla piazzetta con il convento. Tra slarghi e botteghe, c’è sempre qualcuno da salutare o con cui parlare prima di giungere alle spiagge sottostanti la possente torre di guardia.
Storia
Dal punto di vista storico Cetara ha giocato un ruolo strategico fondamentale: il suo territorio apparteneva alla repubblica di Amalfi e ne costituiva il confine con il principato di Salerno. I Saraceni, se pur per un breve periodo, ne fecero una loro base.
Arte
La Chiesa più importante del borgo è quella dedicata a San Pietro Apostolo. La prima citazione si ritrova in un documento del 988. Risale, invece, al 1585 la costruzione di un altro importante tempio cristiano dedicato a San Francesco, con l’annesso Convento.
Il legame con il mare si sente ovunque, a cominciare dal nome che potrebbe derivare o da “Cetaria” (tonnara in latino), o da “cetari”, i pescatori o commercianti di tonni per finire con la gastronomia dove il pesce è l’alimento principe.
Connubio Mare e Alici
Immune al turismo di massa, Cetara è ancora legata alle attività economiche tradizionali quali la pesca e per questo conserva praticamente intatto il suo fascino di borgo marinaro.
Tonni ed alici sono protagonisti della cucina di Cetara il cui piatto tipico è rappresentato dagli spaghetti con la colatura d’alici. Questo condimento è ottenuto dalla fermentazione di alici fatte marinare in appositi contenitori e può essere immaginato come una evoluzione del Garum, la salsa di pesce che faceva impazzire gli antichi romani.
Le sapienti mani delle nonne cetaresi “scapezzavano” a mano le alici e poi le “inzuscatolavano” di sale: un procedimento antico che si consumava, quasi come un rito, tra il 25 marzo, festa dell’Annunciazione, quando le alici raggiungevano la dimensione e la maturazione giusta per finire sotto sale, ed il 22 luglio, ricorrenza di Santa Maria Maddalena.
Molto suggestiva è la pesca delle alici.
Le lampare partono di notte ed utilizzano ancora il classico cianciolo, la rete circolare. Entro poche ore dalla raccolta finiscono al mercato o nei magazzini delle imprese cetaresi.
La Colatura di Alici
Le acciughe decapitate ed eviscerate a mano vengono sistemate in una piccola botte di legno – il terzigno – a strati alterni di sale e alici con un peso appoggiato sopra.
I pesci così pressati rilasciano un liquido che viene conservato a parte per mesi. La maturazione si conclude tra ottobre e novembre, quando il liquido viene versato nuovamente nel terzigno: la colatura, attraverso i vari strati, trasmette alla salsa il meglio delle caratteristiche organolettiche. A dicembre la colatura è pronta.
Da alimento tradizionale e casalingo, le alici si sono trasformate in simbolo della cucina moderna, divenendo anche elemento trainante dell’economia del paese. In dirittura d’arrivo la richiesta del marchio Dop, Denominazione di Origine Protetta.
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Autore: Stefania Maffeo Giornalista multitasking, classe 1976, eclettica comunicatrice, appassionata lettrice, di cinema e di storia contemporanea, da sempre utilizza la parola come strumento di piacevole realtà. Esperta in comunicazione istituzionale, organizzazione di eventi e giornalismo scolastico, è da oltre dieci anni impegnata in progetti di elaborazione magazine e blog per alunni di scuole di ogni ordine e grado, contribuendo a favorire nei giovani l’interesse per la realtà circostante unita al corretto modo di valutare ed interpretare le informazioni mediatiche. |
