Castel Sant’Elmo – Napoli Medievale

 

<<Qui è Sant’Elmo, diafano, aereo: un castello, non nego, ma dipinto su un aquilone.>>

(Giuseppe Marotta)

Castel Sant’Elmo domina Napoli. Con la sua posizione privilegiata è protagonista da 700 anni della storia di Napoli, comparendo prepotente in tutti i dipinti della città e, oggi, regalando uno dei panorami più suggestivi in assoluto ai turisti che lo visitano.

È l’unico castello al mondo ad avere sei punte

Si tratta dell’unica fortificazione al mondo a sei punte. Il significato di questa scelta si presta a varie interpretazioni. La planimetria di Castel Sant’Elmo può essere vista come una forma di geometria sacra, in particolare come la sovrapposizione di due triangoli equilateri. Questa forma è conosciuta come il “Sesto Sigillo di Salomone” o “Stella di David” ed è associata a significati come l’equilibrio tra il maschile e il femminile, l’unione degli opposti o la connessione tra il cielo e la terra. La struttura del castello resta avvolta nel mistero e risulta insolita anche per l’assenza dei tradizionali torrioni, il che suscitò non poche polemiche all’epoca della costruzione, anche se negli anni si è rivelata funzionale. È inoltre cinta da un fossato, preceduto da una chiesa edificata nel Seicento e dedicata a Nostra Signora del Pilar.

Quando fu costruito, fu criticato addirittura perché “troppo sicuro”: era praticamente impossibile anche da demolire.

Fra le tante cose, fu anche utile per bombardare la città in caso di rivolte.
Quante avventure ha visto da lassù!

 

Una nascita angioina, ma c’era qualcosa già prima

Roberto d’Angiò fu un re ricordato con grande stima dai Napoletani. D’altronde, fu proprio lui, nel 1329, a volere una fortificazione a difesa della città e l’incarico fu affidato a Tino di Camaino, allora impegnato nella costruzione della vicina Certosa di San Martino.

Non si sa molto della forma che Sant’Elmo aveva in origine, ma è abbastanza sicuro che sul Vomero c’era già prima una fortezza normanna chiamata “Belforte”, completamente rasa al suolo per la costruzione del nuovo castello.

La resistenza di Castel Sant’Elmo fu subito testata dopo l’inaugurazione che avvenne nel 1343: fu infatti utilizzato per la difesa di Napoli dall’esercito di Ludovico d’Ungheria, il fratello di Andrea, il re di Napoli mancato.

Il castello vecchio non se la passò bene nei suoi primi anni, passando di assedio in assedio, fra Angioini e Aragonesi. Fu anche venduto: la regina Giovanna II D’Angiò lo cedette per 10.000 ducati ad Alfonso di Aragona.

Perché si chiama Castel Sant’Elmo?

Esiste un santo di nome Elmo? No! In realtà il santo si chiama Erasmo di Formia ed è l’uomo al quale fu dedicata un’antica chiesa sotto il castello. Era il protettore dei marinai e dei malati di stomaco e a lui è attribuito il fenomeno del fuoco di Sant’Elmo, ovvero quei lampi blu che compaiono poco prima dei temporali vicino agli alberi maestri delle navi. Erano considerati un buon auspicio.

La collina del Vomero, infatti, era chiamata in precedenza “Colle di Sant’Erasmo”. Ancora prima era conosciuta dai Romani come “Patruscolo”.

 

I fantasmi della Pedamentina di Castel Sant’Elmo

Una serie di leggende è legata alla Pedamentina, una piccola strada in discesa con 414 scalini che fiancheggia la collina, costruita per trasportare i materiali impiegati per costruire il castello. Oggi la strada è patrimonio dell’Unesco; è una strada un po’ faticosa ma molto suggestiva per raggiungere il castello, perché da lì è possibile ammirare un panorama mozzafiato.

Lungo questa stradina, in particolare alla prima rampa di scale, c’è un piccolo cancello arrugginito che conduce nei sotterranei del castello. Vi consigliamo di fermarvi qualche minuto ed ascoltare. Da lì si sentirebbero ogni tanto delle urla dei fantasmi, i pianti e i lamenti dei prigionieri, che venivano lanciati dai soldati angioini per farli mangiare dai topi o dagli altri prigionieri a cui non veniva dato del cibo. La Pedamentina, infatti, divenne una zona di difesa del castello ed era presidiata da soldati, che catturavano chiunque osasse salire per assaltare il castello. Chi osava, veniva lanciato attraverso il cancello.

Un’altra leggenda è legata alla presenza di una bambina fantasma, morta oltre cento anni fa, che viveva proprio lì lungo la strada in una piccola casa. Quest’ultima, ogni tanto, si manifesta per giocare con altre bambine, che salgono e scendono dal castello per andarlo a visitare. Spesso alcune bambine, che abitavano lungo la scalinata, hanno riferito ai genitori di avere un’amica immaginaria, un’altra bambina che spesso viene a giocare con loro.

Un’altra leggenda, infine, racconta di un altro fantasma burlone che si nasconde dietro un muro lungo la scalinata ed appare per spaventare i turisti. A volte passa attraverso il muro, altre volte lo fa gridando e ridendo. Il fenomeno si manifesterebbe in particolare al tramonto.

 

Un fulmine cadde su Castel Sant’Elmo uccidendo 150 persone

Nel 1587 un fulmine colpì la polveriera del castello, distruggendo la maggior parte delle stanze dei castellani e dei militari insieme alla chiesa che sorgeva all’interno della fortezza. La tragedia fu enorme: si contarono più di 150 morti e numerosi furono anche i danni arrecati alla città. L’edificio fu ricostruito, soltanto tra il 1599 e il 1610, dall’architetto Domenico Fontana.

Qui fu tenuto prigioniero Tommaso Campanella

Tra il Seicento e il Settecento il castello è stato spesso utilizzato come un carcere che ospitò negli anni personaggi illustri. Il primo in assoluto fu il filosofo Tommaso Campanella, accusato di eresia, seguito da Giovanna di Capua, principessa di Conca. Al tempo della Rivoluzione Francese le prigioni della fortezza si aprirono per alcuni patrioti filo giacobini come Mario Pagano, Giuliano Colonna e Ettore Carafa. Sede dei moti rivoluzionari nel 1799, dopo il crollo della Repubblica Napoletana, ospitò altri prigionieri illustri come Giovanni Bausan e Francesco Pignatelli di Strongoli.

La leggenda dell’anacoreta che viveva in un antro del Castello

Per accedere a Castel Sant’Elmo bisogna attraversare un piccolo ponte, dopo il quale si trova la cosiddetta Grotta dell’Eremita. Si tratta di un antro che avrebbe ospitato in tempi antichissimi un anacoreta, una figura religiosa, quasi mitologica, che aveva abbandonato la società per dedicarsi completamente alla meditazione e all’ascesi.

Nella chiesa del Castello riposa Don Pedro di Toledo

In cima alla fortezza si sviluppa la grande piazza d’Armi, dove si ergono da un lato la torre del castellano, usata in passato come alloggio del comandante del castello, e dall’altro la piccola chiesa dedicata a Sant’Erasmo, costruita nel 1547. Dietro l’altare vi è la tomba di Don Pedro di Toledo, primo castellano di Sant’Elmo, e quelle di altri suoi famosi successori. Da qui è possibile anche ammirare uno dei panorami più belli della città con vista sul centro e il golfo di Napoli.

Oggi è il cuore pulsante della cultura napoletana

Fino agli anni Settanta del Novecento Castel Sant’Elmo è stato utilizzato come carcere militare. È stato riaperto al pubblico soltanto il 15 maggio del 1988. Da allora appartiene al demanio civile ed è diventato un polo culturale di eccellenza della città di Napoli. Oltre ad ospitare il Museo “Napoli Novecento” 1910-1980, è sede di una serie di mostre temporanee, fiere e manifestazioni, organizzate anche da privati.

 

Castel Sant’Elmo è patrimonio dell’umanità Unesco

Dal 2014 Castel Sant’Elmo è stato incluso nella lista dei siti patrimonio dell’umanità. L’Unesco ha infatti aggiornato la “Dichiarazione di eccezionale valore mondiale” per il centro storico di Napoli, facendo ricadere anche questa costruzione all’interno della zona di protezione.

<<Offre un esempio eminente di un tipo speciale di costruzione architettonica.>>

 

       

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