caravaggio a napoli

Caravaggio a Napoli

Caravaggio a Napoli: tra vicoli, palazzi e tre capolavori

Caravaggio, sempre Caravaggio… Non si fa che parlare di lui, dell’eccelso maestro, di una vita troppo presto sottratta al mondo dell’arte, dei suoi immensi capolavori, della luce dei suoi dipinti, dell’enorme rivoluzione artistica da lui introdotta. Insomma, se ne parla quasi fosse l’unico artista sulla terra, ovunque c’è sempre e solo Caravaggio!

Ma chi è costui?

Michelangelo Merisi da Caravaggio, per tutti solo e soltanto il Caravaggio, è sicuramente uno dei personaggi più intriganti della storia dell’arte. Sarà per la sua rocambolesca vita, sarà per l’anima inquieta che lo destinò ad una morte prematura, sarà per l’indole errabonda e collerica che lo portò più di una volta ad avere guai con la legge, sarà per la sua storia ancora densa di mistero, o sarà solo per le sue incredibili opere, fatto sta che Caravaggio attrae: ha il fascino oscuro del “cattivo ragazzo“, l’anima nera che sa restituire meraviglie ed alla quale in nome dell’arte sembra potersi perdonare ogni cosa.

Il suo “periodo napoletano” ha inizio a causa di alcuni guai con la legge che lo portarono a fuggire da Roma. Arriva a Napoli, per la prima volta, il 28 Maggio 1606, dopo una rocambolesca fuga da Roma.

La città partenopea lo accoglie con gli onori che la sua fama richiedeva. Vive ai Quartieri Spagnoli. È raccomandato alla famiglia Carafa-Colonna. Qui esegue svariati capolavori, tra cui: Giuditta che decapita Oloferne, una Flagellazione di Cristo, Salomè con la testa del Battista, Davide con la testa di Golia, la Crocifissione di Sant’Andrea, la Madonna del Rosario, le Sette opere di Misericordia.

Caravaggio dipingeva non ciò che immaginava, ma ciò che vedeva.

Tutti i temi, soprattutto religiosi, che erano oggetto dei suoi quadri si rivestivano della tragica umanità che osservava nei vicoli di Napoli.  Figure vive, reali, diventano protagonisti dei suoi dipinti nei panni di un santo o una santa, o dello stesso Gesù, o di un angelo. I suoi modelli erano le persone del popolo, che abitavano alla porta accanto. Solo un’opera di questo periodo resta a Napoli: le Sette opere di Misericordia, il suggestivo quadro, commissionato dal Pio Monte della Misericordia. Basta una passeggiata su via Duomo per poterlo ammirare ancora oggi.

Altro grande dipinto realizzato dal Caravaggio nel 1607 è la Flagellazione di Cristo, altra versione di un quadro già dipinto, ma stavolta commissionato da Tommaso De Franchis, membro di un’importante famiglia di magistrati. L’opera fu ordinata per adornare la cappella di famiglia nella monumentale basilica di San Domenico Maggiore. Il quadro è famoso per la ricerca artistica sulla luce che illumina appieno solo il corpo del Cristo, mentre tutto il resto è nell’ombra. È conservato nel Museo Nazionale di Capodimonte.

Da Napoli Caravaggio si spostò in altre città, ma tornò e qui trascorse quello che poi sarebbe stato il suo ultimo anno di vita.

Tra il 20 Ottobre 1609 e il 18 Luglio 1610, fu ospite della marchesa Costanza Colonna, appartenente ad un ramo della nobile famiglia napoletana dei Carafa, ma erede anche di quei Colonna di Roma da cui lo stesso Caravaggio era protetto. Questa volta scelse la nobiliare residenza della famiglia a Chiaia, il famoso Palazzo Cellamare. Il pittore continuò attivamente a lavorare per varie commesse, tra cui i quadri che portò con sé nel suo ultimo viaggio verso Roma. Ma, soprattutto, dipinse le tre magnifiche tele per la chiesa di Sant’Anna dei Lombardi, perdute a causa del terremoto del 1805, ed il quadro rimasto incompiuto: il Martirio di Sant’Orsola, commissionato dal genovese Marcantonio Doria. L’opera, oggigiorno, è tornata a Napoli ed è conservata presso le Gallerie d’Italia, nella ex sede del Banco di Napoli, in Via Toledo.

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